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Dipartimento Chirurgico
NEUROCHIRURGIA “ENRICO GEUNA”
Strutture semplici: Unità di chirurgia spinale

Contatti

0321-3733988

0321-3733132

neurochir.dir@maggioreosp.novara.it

neurochir.cpse@maggioreosp.novara.it

neurochir.segre@maggioreosp.novara.it

Sede – Novara, corso Mazzini 18

Ubicazione struttura e ambulatori:  padiglione B – primo piano >>

Direttore

Dottor Gabriele PANZARASA

Medici:
Giuliano ALLEGRA , Fabiola BENVENUTO, Andrea BIANCO, Piergiorgio CAR, Sara FORGNONE, Lucia VALCAUDA

Strutture semplici:

Christian COSSANDI
Responsabile struttura semplice “Unità di chirurgia spinale”

Prenota chiamando

800227717

Prenotazione »

 

Orario visite degenti

12,30 – 14,30

18,30 – 20,30

 

Orario colloquio medici

La neurochirurgia è una branca della chirurgia che si occupa del trattamento chirurgico di patologie a carico del sistema nervoso.

Obiettivo della struttura di neurochirurgia è offrire ai pazienti la disponibilità di cura per patologie del sistema nervoso che necessitano di trattamento chirurgico come le lesioni tumorali dell’encefalo e del midollo spinale, le malformazioni vascolari, le patologie malformative e degenerative craniche e vertebrali, la patologia traumatica cranica e vertebro – midollare.

La struttura complessa Neurochirurgia dell’ Azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità è stata fondata nel 1968 dal prof. Enrico Geuna e i suoi primi due collaboratori furono il dott. Gianni Formaggio e il dott. Carlo Bellotti; ha maturato negli anni una notevole esperienza nella attività chirurgica sia di elezione che d’urgenza in tutti i campi di applicazione.
La neurochirurgia di Novara è stata tra le prime in Italia ad adottare routinariamente il microscopio operatorio e la tecnica microchirurgica per l’esecuzione degli interventi.
Dal 1984 utilizza il “casco di Leksell” per la chirurgia stereotassica (tecnica impiegata per l’esecuzione di prelievi bioptici); è dotata della strumentazione dedicata per la neuro endoscopia, per la neuronavigazione e per il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio.
Per quanto riguarda la chirurgia spinale (ovvero della colonna vertebrale) sin dalla sua fondazione nella divisione sono stati effettuati migliaia di interventi sia per la patologia degenerativa (ernia del disco, stenosi del canale, spondilolistesi, ecc.) sia per traumi vertebro-midollari, utilizzando diverse metodiche e diversi sistemi di fissazione vertebrale.
In particolare, il reparto è stato tra i primi in Italia a utilizzare le placche di Roy-Camille per gli interventi di artrodesi vertebrale; oggi impiega i sistemi più avanzati e moderni che la tecnologia del settore possa offrire.

NEUROCHIRURGIA, INTERVENTI CON PAZIENTE SVEGLIO (AWAKE SURGERY)
A cura del dottor Gabriele Panzarasa
Direttore S.C. Neurochirurgia

Da alcuni mesi anche presso la Struttura complessa di Neurochirurgia dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della carità”, come già in altri ospedali italiani e internazionali, si eseguono interventi con paziente sveglio, la cosiddetta “awake surgery”.
È una metodica che si applica solo in pazienti selezionati, estremamente collaboranti e motivati, e per particolari patologie, dove la durata dell’intervento stesso sia relativamente breve.
Ad esempio è indicata per lesioni tumorali benigne o maligne e per piccole malformazioni vascolari (angiomi cavernosi) situate in aree critiche cerebrali, le cosiddette “aree eloquenti”: area motoria, area sensoriale, aree del linguaggio, area visiva.
Con ammalato sveglio abbiamo infatti il controllo diretto dei suoi movimenti, delle percezioni sensoriali, del campo visivo e del linguaggio, oltre al controllo neurofisiologico intraoperatorio indiretto mediante il monitoraggio dei potenziali evocati motori e sensoriali e delle stimolazioni cortico-sottocorticali: tutto questo ci consente di evitare o quantomeno di limitare al massimo i danni alle “aree eloquenti”.
Durante la procedura, ad esempio, stimoliamo l’area motoria corticale e vediamo come reagisce l’ammalato oppure gli chiediamo di eseguire un preciso movimento e nello stesso istante lo inibiamo stimolando una parte precisa dell’area motoria corticale; oppure ancora stimoliamo una parte dell’area sensoriale e l’ammalato ci descrive la sensazione provata in un preciso distretto corporeo.
Nell’area del linguaggio la collaborazione dell’ammalato è ancora più significativa poiché esistono diverse aree corticali che cooperano tra di loro nel determinare il linguaggio normale: così durante l’intervento chiediamo all’ammalato di ripetere brevi frasi, di elencare delle parole, di nominare degli oggetti proiettati su un monitor e contemporaneamente stimoliamo aree coricali diverse definendo in questo modo quali aree sono deputate alla elaborazione del linguaggio e pertanto quali aree devono essere risparmiate dall’asportazione chirurgica.
Il paziente viene sottoposto ad anestesia locale: in particolare vengono anestetizzati quattro nervi principali che portano sensibilità al cuoio capelluto.
Viene inoltre somministrata una blanda analgesia generale che previene il dolore ma al contempo consente all’ammalato di conservare la sua lucidità e di rispondere alle nostre sollecitazioni.
Da un punto di vista strettamente chirurgico, la tecnica è uguale a quella degli interventi in anestesia generale: si tratta però di un avanzamento di strategia chirurgica a tutto vantaggio per il paziente.
È di fondamentale importanza il coinvolgimento del neuropsicologo che prima dell’intervento stesso deve valutare l’aspetto psicologico dell’ammalato e stabilire se può essere candidato all’intervento in “awake surgery”: se una persona è troppo emotiva infatti difficilmente potrà collaborare durante l’intervento e quindi non può essere arruolata.
Nei giorni precedenti all’intervento il neuropsicologo somministra al candidato diversi test che poi vengono ripresentati durante l’intervento medesimo e ancora ripetuti pochi giorni dopo al fine di valutare l’integrità delle aree corticali eloquenti.
Altrettanto importante è il compito del neurofisiologo che, con una sofisticata apparecchiatura di monitoraggio intraoperatorio, valuta in tempo reale i potenziali evocati motori, sensoriali, visivi e l’elettroencefalogramma (quest’ultimo per cogliere eventualmente crisi epilettiche al loro esordio al fine di trattarle tempestivamente ancor prima che abbiano una evoluzione clinica).