Dipartimento Medico
MEDICINA INTERNA 2

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medicina2.dir@maggioreosp.novara.it

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Sede – Novara, corso Mazzini 18

Ubicazione struttura e ambulatori:  padiglione A – quarto piano >>

Direttore

Dottor Mauro CAMPANINI

Medici:
Flavio BOBBIO, Elvira CATANIA, Piermario GNEMMI, Renata PARACCHINI, Sergio PITTAU, Roberta RE, Antonello ROSSI, Tiziana SCULLINO, Giuseppe ZACCALA

Prenota chiamando

800227717

Prenotazione »

 

Orario visite degenti

12,30 – 14,30

18,30 – 20,30

 

Orario colloquio medici

La storia della struttura complessa “Medicina interna 2” è sempre stata caratterizzata dalla volontà di rispondere ai bisogni di salute del malato offrendo le più aggiornate e consolidate possibilità diagnostiche e terapeutiche mantenendo l’attenzione e il rispetto della persona malata nella sua complessità.
Le patologie trattate dal reparto complessa sono caratterizzate da una elevata complessità e proprio per le caratteristiche del paziente internistico richiedono una visione olistica del malato.

La vocazione del reparto è quella di rispondere sia alle esigenze di salute del territorio in cui è inserito, sia di essere centro di riferimento per il Piemonte orientale essendo l’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” nosocomio di quadrante.
Questo duplice compito determina la presenza di due indirizzi nell’attività clinica:
uno di tipo specialistico indirizzato ad alcune patologie specifiche
e l’altro di carattere generale rivolto prevalentemente ai malati che giungono al reparto spesso in condizioni critiche provenienti dal Dipartimento di Emergenza ed Accettazione (DEA).

L’attività della struttura può essere concettualmente divisa in due aspetti che nella realtà pratica di tutti i giorni sono gestiti in modo unitario.
Il primo aspetto si riferisce alla definizione diagnostica di tutte quelle situazioni cliniche per le quali non è facilmente intuibile l’indirizzo specialistico soprattutto dei casi più complessi caratterizzati dalla presenza di poli-patologie dove è spesso necessario gestire il malato nel suo complesso e saper coordinare e dirigere gli interventi dei vari specialisti.
Il secondo aspetto costituisce la gestione di tutti gli interventi terapeutici della fase acuta a volte con l’ammalato in situazioni di criticità estrema e nel saper impostare programmi terapeutici anche protratti nel tempo che verranno poi gestiti con modalità diverse (fase di degenza ospedaliera, in regime di day hospital o ambulatorialmente) e in collaborazione con il medico di medicina generale.

L’attività specialistica di medicina interna è rivolta alla diagnosi e cura delle patologie oncologiche, patologie correlate all’infezione da HCV, tromboembolismo venoso, ipertensione arteriosa, patologie endocrinologiche e malattie del metabolismo.
La patologia correlata al virus C vede impegnati da anni gli specialisti sia nella diagnosi che nel trattamento delle epatopatie virus correlate.
Dal 1983 è stato instaurato un servizio di ecografia internistica, tra i primi in Italia, che è stato potenziato nel tempo ed esteso allo studio, non soltanto dell’addome superiore, ma anche ai tessuti molli e alla tiroide.
Vengono effettuate anche biopsie ecoguidate e trattamenti mediante alcolizzazione di noduli epatici.
Anche per la patologia tromboembolica sono fornite indagini diagnostiche quali l’ ecografia con compressione (CUS) e l’ ecocolordoppler, esami fondamentali per un corretto inquadramento clinico e diagnostico. Viene svolta in regime d’urgenza tutta l’attività di diagnosi e cura del tromboembolismo venoso.
La divisione è inserita in un progetto nazionale per il miglioramento del trattamento delle tromboflebiti in tutti i suoi aspetti diagnostici terapeutici, riabilitativi e preventivi che si avvale di risorse “on line”che sono consultabili presso l’ U.R.L.: http:// www.sosflebite.com.
Per le sindromi crioglobulinemiche la struttura di Medicina 2 è centro di riferimento nazionale in quanto inseriti nel registro nazionale per le patologie rare.
Il centro per lo studio e la cura dell’ ipertensione segue circa 1000 pazienti ipertesi.
Presso il reparto è inoltre attivo un centro per lo studio delle dislipidemie con esperienza sia nelle forme primarie che in quelle secondarie ad impronta genetica quali le ipercolesterolemie familiari eterozigoti ed omozigoti. Il centro segue anche pazienti in età pediatrica ed è di riferimento per aree di province contigue (Centro Affiliato SISA – Società Italiana per lo Studio dell’ Aterosclerosi – www.sisa.it)).

Da un punto vista strutturale complessa Medicina 2 è divisa in due sezioni: il reparto di degenza e il Day Hospital dove viene svolta anche l’attività ambulatoriale.

Le attività di day hospital vengono distinte in diagnostiche e terapeutiche.
Il day hospital diagnostico è rivolto a pazienti che necessitano di procedure per le quali si rende necessaria una osservazione clinica prolungata, in genere legata a procedure invasive (biopsia epatica, biopsia ossea, posizionamento di cateteri venosi centrali a permanenza, etc) o a situazioni particolarmente complesse per le quali è richiesto l’intervento di più medici con diverse specializzazioni.
Il day hospital terapeutico è dedicato all’esecuzione di terapie infusive (principalmente chemioterapia citostatica e con emoderivati) o a procedure invasive (alcolizzazione di noduli epatici, toracentesi, paracentesi, etc).

Molte prestazioni vengono effettuate in regime ambulatoriale.
Per scelta e per la tradizione del reparto il paziente o l’ utente può scegliere il medico a cui rivolgersi per le varie prestazioni ambulatoriali. Questo permette l’ instaurarsi di rapporti di fiducia tra malato e medico e permette una migliore continuità assistenziale.

LA “MEDICINA LENTA” , SOBRIA, RISPETTOSA E GIUSTA PER UN NUOVO APPROCCIO AL PAZIENTE
A cura del dottor. Mauro Campanini
Direttore della struttura complessa di Medicina

Il concetto di “Slow Medicine”, la cosiddetta “medicina lenta”, recuperando la tradizione del passato, promuove un nuovo approccio al paziente ponendolo al centro del percorso clinico.
La Slow medicine è una rete di professionisti che si riconoscono nei principi di una medicina sobria, rispettosa, giusta, tre aggettivi che sintetizzano un concetto di cura basato sulla sostenibilità, sull’equità, sull’attenzione alla persona e all’ambiente.
E’ una medicina che promuove un approccio sistemico alla salute, che agisce con moderazione, equilibrio e senso del limite, che cura l’ascolto e la comunicazione con il paziente tenendo conto delle esigenze e dei valori della persona, nonché del contesto di riferimento, che promuove cure efficaci e appropriate evitando abusi e sprechi.
Infatti l’idea che i sostenitori della slow medicine condividono è che cure appropriate e di buona qualità e un’adeguata comunicazione fra le persone riducano i costi dell’organizzazione sanitaria e gli sprechi, promuovano l’appropriatezza d’uso delle risorse disponibili, la sostenibilità e l’equità dei sistemi sanitari. Fare di più non vuol dire necessariamente fare meglio.
Il lavoro del medico si svolge su un crinale stretto tra il fare troppo o troppo poco, un terreno accidentato che il medico deve percorrere con equilibrio e senso di solidarietà, consapevole di essere, nel prossimo futuro, protagonista di un rinnovamento dei rapporti con la società.
In sostanza i rischi estremi da evitare sono sia un atteggiamento timoroso che comporterebbe la trasformazione della società in una comunità di malati, sia una condotta negligente che provocherebbe altrettanti se non maggiori danni.
La Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri) di cui mi onoro di essere presidente nazionale e che raccoglie oltre tre mila soci, promuove una medicina che conserva i tratti basic della metodologia clinica, dall’analisi degli elementi anamnestici ed obiettivi alla funzione della diagnostica differenziale, e che si avvale dell’uso appropriato di ogni mezzo tecnologico e terapeutico.
A questo proposito, Fadoi ha stilato una sorta di decalogo con le dieci pratiche ad alto rischio di inapropriatezza. Ne cito solo alcuni, quelli di più facile comprensione per i lettori: non eseguire esami di laboratorio ripetitivi di fronte a stabilità clinica e di laboratorio; non usare le benzodiazepine negli anziani come prima scelta per insonnia, agitazione, delirium; non ritardare l’inizio delle cure palliative nei malati terminali; non fare ricorso alla Pet/Tc per lo screening del cancro in soggetti sani; non prescrivere di routine farmaci ipolipemizzanti nei pazienti con aspettativa di vita limitata.